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Archivio Dicembre 2006

Stacco

22 Dicembre 2006 2 commenti


Staccare la spina, si. Non è solo la metafora di un meritato riposo che arriva a ridosso delle feste: è l’immagine del natale. Annuncio novità, preparo allegria e cene in compagnia. Gli auguri sono un obbligo. A tutti, anche a chi ha staccato veramente.

Una storia simile

20 Dicembre 2006 3 commenti

La solita storia del bambino nato nella stalla in una mangiatoia? Quel racconto lo sappiamo a memoria. Esiste una storia simile. Ve la dico io.

Un bambino nasce in un misero quartiere periferico di una città, in una casa che non è casa. Non ha nessun padre. C’è solo la madre che lo accudisce. La gente porta doni: un vecchio porta la solitudine e una donna porta il peso delle sue fatiche quotidiane.

Ci sono due che, di fatto, sono dello stesso sesso. Chiedono di essere riconosciuti. Lo chiedono ad uno vestito di bianco. Loro parlano di diritti. Lui, quello vestito di bianco, dice etica, secolarizzazione e sghignazzando va via. A lui piace parlare della povertà e vivere nell’agiatezza, non è quello il suo posto. Da lontano arriva un uomo. Dice di essere onorevole. “Siamo noi onorati delle sua presenza” dice un passante. All’onorevole è bastata, appunto, la presenza. La testimonianza si usa dire. Giunge un altro, uno con sette macchine a seguito, ventisette guardie del corpo e sei medici. Gli hanno appena impiantato un pacemaker. Con tutta quella gente attorno non si riesce a vedere. Uno chiede: “perché questo parapiglia, chi è costui?”. “E’ il signor nessuno ? risponde un altro ? ma non si è ancora abituato a questa realtà”. Poi arriva un uomo-grissino, alto. “Chi è?” dice una donna. “E’ la sinistra, quella nuova!” le rispondono. Tre operai in tuta gli tirano sette schiaffi ciascuno. Fanno male le mani ruvide dei lavoratori, fanno molto male. L’uomo scappa piangendo. Poi accusa l’estremismo e dice che è necessario il Partito democratico: “è la gente che ce lo chiede”.

“Se vivo felice poi muoio contento” dice un ubriaco con in mano una bottiglia. Arrivano sette donne poco vestite. Accendono un fuoco e aspettano. Poi si intravedono all’orizzonte dei giovani. Hanno vestiti colorati e sorridono. Sanno di purezza e vogliono cambiare le cose, quel posto, la vita. Sputano in faccia ad un gruppo di ricchi che voleva dare “un piccolo aiuto”. Offrono una bottiglia all’ubriaco e sollevano le donne dalle loro fatiche. Portano il vecchio vicino al fuoco acceso dalle sette donne poco vestite e scaricano nove sacchi nella casa del bambino. In un sacco c’è del pane, in un altro pentole e coperchi. E poi latte, una coperta e dei vestiti. E ancora una culla e un gioco.

Poi si canta e si fa festa. Dalla casa che non è casa esce un uomo biondo, sui trent’anni con la faccia intelligente e il piglio da giornalista saccente. E’ l’addetto stampa dell’evento che lascia a voi tutti il resoconto.

Fasi

15 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Le elezioni si pareggiano, i più elementari diritti civili si confondono con i “temi etici” e il presidente di Confindustria vuole “socializzare il benessere” con gli operai che chiama affettuosamente “collaboratori”. Ultimo, ma non ultimo, i rettori non vogliono più ministri nelle università: si rischia l’ordine pubblico, dicono.

Siamo alla frutta e, come spesso accade, ci affidiamo alla Jena.

Fasi
(liberamente tratto da “La Stampa” di oggi)

La ragione per cui Prodi non vuole sentir parlare di Fase due è molto semplice: non sa se ci arriva.

A chi non staccano la spina

14 Dicembre 2006 Commenti chiusi

A chi non staccano la spina passa ore di sofferenza e giorni uguali. Un natale che non è natale. A chi non staccano la spina fa una domanda: posso decidere io della mia vita? E’ una domanda semplice, chiara, ma la risposta è una non risposta, è un non decidere, è un parlare d’altro.
A chi non staccano la spina non chiede a dio di decidere. A chi non staccano la spina vuole silenzio, non chiede nessun rumore assordante di parole.

Io non so decidere e non so la ragione. Io non credo o credo a modo mio e, per questo, per me è tutto più semplice. Io però guado quell’immagine e dico: quello è coraggio.

Leggere ed eleggere

11 Dicembre 2006 1 commento

Ma quando arriva un po’ di riposo. Ho dei bandi assurdi da leggere e un uomo da eleggere. In più devo dare vita ad un sito tutto mio, senza punto roccocirocco punto blog punto ittì.
Per questo non riesco a trovare il tempo per un post, anche piccolo, inutile, fatto tanto per non vedere “9 giorni fa” nei commenti.
Ma ritornerò, aspettatemi.

E’ nato

9 Dicembre 2006 6 commenti

www.harira.it

In quella parte

4 Dicembre 2006 Commenti chiusi

Non scrivo di camorra. Non scrivo di piaghe sociali, disoccupazione, droga. Non scrivo della distruzione dell’ambiente e dei legami tra politici e malavita. No, niente di tutto questo. Scrivo di quello che vedo. Di dieci minuti nei quali ho attraversato un luogo: Scampia, periferia nord di Napoli.

Edilizia economica. Popolare, si dice. La costruzione del quartiere, quindi, è stata gestita da un’azione pianificata del Comune e degli altri enti. Hanno affidato la progettazione a gente competente. Hanno fatto i palazzoni alti e distanti uno dall’altro.

Oggi c’è qualcos’altro, giudicato ed etichettato. E basta. Abbiamo messo da parte, in quella parte, un popolo, una fetta di società. Li abbiamo parcheggiati in un luogo dove non esiste il filtro della legalità. Ma ritornano. Tornano e ci buttano in faccia tutto il malessere che siamo stati capaci di creare.

Noi eravamo in un bunker, non importa a fare cosa e per conto di chi. Dove eravamo ci sono cose che in altri luoghi hanno domicili diversi: un commissariato, la municipalità, l’auditorium, il bar, il tabacchi, l’edicola e la sede di molti partiti e associazioni. Eravamo a parlare di quel mondo, di quello che esiste fuori da quel bunker ma la nostra voce è sbattuta sui muri e ci è tornata indietro.